Jamaica no problem!

Aprile 30th, 2008

Jamaica no problem! È la frase che ti senti ripetere da quando metti il primo piede sulla verdeggiante terra di Jamaica. E mai detto si è rivelato più vero. La Jamaica è un paese magico, con una natura rigogliosa e poderosa, sole, acqua e mare sono gli elementi predominanti. E poi la gente…

 

La popolazione, discendente degli ex schiavi d’Africa, accomunata dal colore nero (pochissimi i cosiddetti “browny”, con il colore della pelle più chiara) della pelle a ricordare le antiche deportazioni degli schiavi della madre Africa, risulta però quanto mai variegata in quanto a religione, usi e costumi. Il primo giorno in Jamaica è spiazzante. La precarietà delle baracche, i baretti improvvisati tra quatto baracchini e poi i tassisti fai da te che sfrecciato spericolati lungo l’unica strada asfaltata che percorre l’isola (la A1 che collega Montego Bay a Negril e la guida è a destra!) e poi i rasta, i neri dai capelli attorcigliati in bread non possono che disorientare e perchè no incutere anche un certo timore. Bastano però poche per accorgersi che la Jamaica ha un altro volto.

 

Nessuna paura, nessun rischio (almeno per chi i pericoli non se li va a cercare) solo tanto relax, musica reggae in costante sottofondo da mattina a sera e il profumo della ganja che permea l’aria. L’avventura, mia e di Sgrana, è cominciata da Negril. Il centro più famoso e turistico dell’isola ma che da subito si rivela un piccolo villaggio (tutto ruota attorno a Negril Village, una rotatoria e west end, una litoranea di un paio di chilometri) che termina sulla suggestiva scogliera dominata dal faro, il punto più a ovest dell’isola, e il mitico Rick’s Cafè, famoso per i tuffatori che si lanciano da 20metri, e per i tramonti (anche se non sono niente male quelli lungo la spiaggia). Negril si estende invece a sud per circa otto chilometri disseminati di spiagge, pale e…purtroppo di resort. Questa è long bay. Fortunatamente come è nostra consuetudine ce ne stiamo ben alla larga dalle mega cementificazioni all inclusive e optiamo per modesti bungalow b&b gestiti da jamaicani.

Il sole e il relax sono assicurati. Unica eccezione i big bomboo che ti tempestano con richieste di fidanzamento, di matrimonio e magari anche di prole! E’ l’altra faccia della Jamaica. Quella della sopravvivenza, degli espedienti per tirare a fine giornata. Un fenomeno qui molto evidente ma comune a quasi tutti i paesi del centro e sud America. Con altrettanta dignità i big bamboo sanno ritrarsi senza troppa insistenza al primo e secondo “No thanks”. Le due settimane volano spensierate tra serate di vera musica reggae nei baretti di palme in spiaggia, scorpacciate di aragoste, pollo arrosto (il jerk) e gustosi cocktail tutti rigorosamente a base di rum. Vivere la Jamaica è spostarsi il più possibile. Con tutte le limitazioni del caso, abbiamo optato per la costa settentrionale e quella sud-ovest.

Tappa obbligata la visita alla casa natale e alla tomba di Bob Marley, a Nine Miles (unica area della Jamaica in cui è legale fumare marijuana è legale!). Poco distante vale la pena di scalare anche le cascate di Ocho Rios, partendo dalla mitica spiaggia di James Bond e Ursyla Andres. E poi tantissime le spiagge orlate di palme e acqua turchese. Altra attrattiva dell’isola le innumerevoli piantagioni di ganja, illegali ma facilmente visitabili. E poi gli indimenticabili tramonti! Insomma la Jamaica è un posto da provare…

 

развернуть это